
Il passo dei portari è quello lento e dondolante del cosiddetto "struscio".
La processione ha inizio dalla piccola e antica chiesa della Trinità, sede dell'Arciconfraternita, che riapre dopo essere stata chiusa dal Mercoledì Santo.
All'inizio sfila il Tronco, grande croce coperta da un velluto rosso e decorata da foglie e frutta in argento, tutto del '700. Il Tronco è portato da un confratello e dietro di esso sfilano tutti gli altri confratelli che portano i caratteristici e tipici "lampioncini" in argento del '700.
Dopo questi, c'è il Coro composto da oltre 100 confratelli che intonano il Miserere, seguiti dalla banda che accompagna il canto con la Marcia del Vella.
Sfila poi la lettiga in argento del '700 (decorata con tessuti e veli) dove è posta la statua del Cristo Morto sopra il quale, prima della processione, i fedeli hanno posato dei fiori.
A chiudere il mesto, lento e lungo corteo è la statua dell'Addolorata, una particolare statua vestita con un abito completamente nero.
Arrivati alla chiesa di S. Maria della Tomba, dal campanile della chiesa scende una cascata di luci che, nella fede cristiana, serve ad indicare che il Cristo ha liberato i fedeli dai peccati.
Davanti a questa chiesa, secondo antichi e rituali patti, i Trinitari cedono ai Lauretani il permesso di portare le statue per le vie del loro quartiere, riconsegnando poi ai Trinitari le statue.
I Lauretani hanno comunque il permesso di sfilare con i Trinitari fino al rientro in chiesa, anch'esso molto suggestivo: tutti i confratelli con i "lampioncini" si dispongono attorno al portale e assistono al rientro del Tronco, del Cristo e dell'Addolorata (quest'ultima rientra rivolgendosi alla folla dei fedeli e turisti). Dopodiché, i battenti della chiesa vengono chiusi.
La processione inizia circa alle ore 20-21 e termina approssimativamente all'una di notte.

Il “Tronco” rappresenta dunque l’Albero della Vita, il patibolo sul quale venne immolato il Figlio di Dio che da strumento di morte diventa strumento di salvezza per l’umanità redenta dal sacrificio di Cristo.
I tralci d’argento rappresentano i frutti della salvezza ed il legame di vita vera tra gli uomini e Dio: “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo poto perché porti più frutto. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me ed io in lui porta molto frutto”.( Gv.15.1-6).
I documenti custoditi nell’archivio dell’Arciconfraternita e riordinati dal Vice Rettore dell’Arcisodalizio, Antonio Ciavarro, attestano che il “Tronco” venne costruito da un orafo sulmonese, Nicola Gizzi, nell’anno 1752. La data di fabbricazione del pregiato simbolo della processione dei Trinitari è incisa, assieme al nome dell’autore, nel retro del cartiglio.
Una piccola Croce di Benemerenza è fissata poco al di sotto del cartiglio. È l’onorificenza che i Trinitari ricevettero nel 1925 dal Pontefice Pio XI, in occasione della celebrazione dell’Anno Santo.
Ma l’attuale Tronco, gelosamente custodito in un locale dell’Arciconfraternita e durante l’anno sigillato in apposita teca in legno, venne preceduto da un altro simile simulacro della Croce, costruito nel 1750 dai fratelli Francesco De Angelis e Domenico De Magistris.
La data della prima uscita pubblica di questo primo Tronco risale al 2 agosto 1750, in occasione della solenne processione di S.Maria degli Angeli, patrona dell’omonima confraternita che aveva sede presso l’attuale chiesa di S. Francesco della Scarpa, al cui esterno è ancor oggi leggibile un’iscrizione dello stesso sodalizio. Questo primo Tronco, in legno e più pesante del nuovo, l’attuale, non è stato più rinvenuto. Pare che l’Arciconfraternita l’abbia definitivamente dismesso intorno al 1770.
Durante la processione del Venerdì Santo, il Tronco è all'inizio del corteo funebre, ed è posto all'interno di una formazione di 20 fanali disposti su due file da 7 portatori distanziati da 3 portatori laterali per ogni lato. Questa disposizione è conoscita in "gergo trinitario" con il nome di "QUADRATO".
Durante la processione del Venerdì Santo, il Tronco è all'inizio del corteo funebre, ed è posto all'interno di una formazione di 20 fanali disposti su due file da 7 portatori distanziati da 3 portatori laterali per ogni lato. Questa disposizione è conoscita in "gergo trinitario" con il nome di "QUADRATO".

I brani del Miserere sono stati composti dai Maestri Scotti, Barcone e Galli e, ad eccezione del brano del Maestro Galli che viene eseguito tutti gli anni, gli altri vengono eseguiti alternativamente e cioè il Miserere del M° Scotti negli anni dispari ed il Miserere del M° Barcone negli anni pari.
Il Coro del Venerdì Santo inizia la propria atttività la I settimana di Quaresima ed effettua più prove settimanali fino al pomeriggio della Domenica delle Palme, quando si presenta ufficialmente alla cittadinanza con un concerto pubblico in occasione della manifestazione di presentazione delle attività della Settimana Santa, organizzata dall'Arciconfraternita.
Numerosi sono stati i musicisti che hanno provveduto sia a preparare che a dirigere il coro in Processione e fra questi ricordiamo i compianti M° DE SANCTIS ed il M° Rev. Arduino DI MATTEO.

La statua è custodita nella chiesa della SS.Trinità, racchiusa in una teca posta sotto l’altare sormontato dalla statua delle Tre Persone della Trinità.
È perciò visibile durante tutto l’anno, offerta alla perenne adorazione dei fedeli.
Quel simulacro durante la Settimana Santa viene adagiato su una bara adornata di una coperta di gramaglie, un velo bianco e quattro angioletti recanti i simboli della Passione, per essere portato in processione.
La stessa statua, una volta adagiata su di un catafalco, viene ornata anche di trentatrè garofani rossi, omaggio della devozione dei Trinitari.
Un delicato compito quello della preparazione della Bara del Cristo Morto affidato ad un gruppo ristretto di confratelli trinitari, che avviano il loro lavoro subito dopo il mezzogiorno del Mercoledì Santo, quando le porte del piccolo tempio trinitario si chiudono per riaprirsi solo nel tardo pomeriggio del Venerdì Santo, poco prima dell’avvio del corteo processionale.

Altro simbolo tratto dalla narrazione evangelica della circoncisione e presentazione di Gesù al tempio, quando Simeone riferendosi a Gesù predisse a Maria:
“Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima”. (Lc 2,34-35).
Anche la statua della Vergine Addolorata è custodita nella chiesa trinitaria, su di un lato dell’altare maggiore. Ma è visibile unicamente nel giorno del Venerdì Santo.
- Testo e foto sono tratti dal sito "Arciconfraternita della SS. Trinità di Sulmona".